Selinunte - l'Acropoli

Colonne e rovine di colossali templi greci si susseguono nella verde campagna, che si adagia sull'azzurro intenso del mare. E' il paesaggio di Selinunte, sita presso la foce del fiume dove cresce ancora il prezzemolo selvatico (selinon) che diede il nome al corso d'acqua ed alla città. Di origine Greca, fondata nella seconda metà del VII° sec. a.C., Selinunte è tra i parchi archeologici più importanti del mediterraneo con la più straordinaria raccolta di rovine, l'espressione più completa della civiltà siciliota dei secoli IV° e V° a.C. Il tempio C è uno dei più antichi esempi di architettura templare dorica esistenti, risalente alla prima metà del VI° sec. a.C. Il tempio E, il più suggestivo, data la sua quasi totale ricostruzione, possedeva alcune metope figurate che ne ornavano la sua parte frontale. Testimonianza dell'antica arte dei selinuntini è l'originale statuetta dell'Efebo. Eccezionale l'acropoli su cui l'antica città fortificata sorgeva, con le sue torri, i ponti e la necropoli. Molti reperti, fra cui vasi dipinti dell'epoca, metope, lastre a rilievo, si trovano conservati presso il Museo Archeologico di Palermo.  A circa una decina di chilometri ad ovest di Selinunte gli ingegneri selinuntini trovarono la pietra migliore per realizzare le loro grandiose opere, nelle Cave di Cusa, oggi nel territorio del comune di Campobello di Mazara, dalle quali veniva estratta la calcarenite utilizzata per costruire i grandi capitelli e le imponenti colonne dei templi selinuntini. La visita alle Cave di Cusa è estremamente suggestiva poichè sembra di vedere un cantiere bloccatosi improvvisamente oltre 2.000 anni fa, senza preavviso.