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ASSOCIAZIOINE DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE DEL MEDITERRANEO

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ASSOCIATION OF INDUSTRIAL ARCHAEOLOGY OF THE MEDITERRANEAN AREA

 

LA MACCHINA DEL SALE

Arrivando all' estremità occidentale della Sicilia e precisamente a Trapani è facile notare un sistema di manufatti architettonici organizzati sul territorio in maniera tale da relazionarsi intimamente con l' elemento naturale preponderante : il mare.-
E' un sistema architettonico legato all'antica economia Trapanese che basava sulla pesca del tonno, sulla raccolta del corallo e sulla coltivazione del sale la sua prosperosa struttura commerciale.
Fra tutte queste antiche attività emerge quella legata alla coltivazione del sale che, in parte in stato di abbandono, si presta benissimo a diventare occasione di stupite contemplazioni sia per i suggestivi paesaggi e sia per le interessanti soluzioni tecniche e costruttive di antica memoria.
Infatti, molto probabilmente furono i Fenici i primi ad impiantare dei bacini da cui si estraeva il sale e ad esportarne il prodotto nei paesi Mediterranei.
Secondo il geografo arabo Edrisi, fin dal 1154 nella parte posteriore della città di Trapani si estendeva una grande salina che giungeva alle falde del Monte San Giuliano ( oggi Erice ).-
Nei secoli XIV e XV le saline trapanesi venivano date in concessione ai feudatari dai sovrani Aragonesi.
L' industria del sale trapanese raggiunse i paesi del Mediterraneo grazie all' importanza del porto di Trapani e nel corso dei secoli successivi essa esercitò sempre un ruolo di primo piano nell' economia della città.
Lo sviluppo del centro urbano, avvenuto dopo l' abbattimento delle mura (1870), permise l' espandersi della città verso zone dove originariamente si trovavano saline.
In concomitanza anche alcuni problemi di natura economica hanno contribuito all' abbandono di molte saline e solo da poco, con la caparbietà di qualche privato, si cerca di dare nuovo vigore a quest' industria unica forse nel mondo.
Anche i movimenti ecologici e ambientalisti assieme all' azione svolta dall' Azienda Provinciale per il Turismo di Trapani, dopo faticose ed estenuanti lotte sono riusciti a porre la questione saline nel dibattito locale e regionale e infatti è del 1991 il decreto dell' Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia che istituisce nell' area delle saline la Riserva Naturale Orientata.
A questo importante intervento regionale è seguita di recente l' approvazione del regolamento e l' affidamento in gestione al Wwf.-
Inoltre occorre dare atto, come già detto, alla meritoria azione svolta dall' Azienda Provinciale per il Turismo di Trapani e al lavoro attento di alcuni studiosi dell' Università di Palermo che ha permesso la creazione di un " Museo del Sale " che, oltre ad una rigorosa descrizione dei processi di lavorazione del sale e delle caratterizzazioni florofaunistiche del sito, illustrate da pannelli didascalici, presenta una interessante e gradevole collezione di strumenti utilizzati nel tempo dai " salinari".
A dimostrazione dell' attenzione rivolta a questa pianura umida è notizia di questi giorni l' inserimento di un progetto denominato la " Via del sale " curato dall' A.P.T. di Trapani nel quadro di un intervento comunitario che favorirà certamente soluzioni e potrà dare certezze a questa complessa attività che davvero può fregiarsi del titolo di " macchina ecologica ".
E' infatti molto bello e suggestivo guardare alla salina come ad una macchina, ad un sistema complesso, in cui alcuni fenomeni naturali vengono sfruttati con l' ausilio di tecnologia e informazioni.
Materia prima : l' acqua marina, principali fonti di energia : il sole
Ma non soltanto il sole e il vento giocano un ruolo molto importante nel funzionamento della salina, contano molto anche la temperatura, l' umidità, la pioggia.
Il processo di trasformazione di materie prime (acqua marina) in prodotto finito (sale) richiede energia e un sistema di regolazione e controllo.
L' energia è quasi tutta solare e viene utilizzata con un rendimento superiore al 70% ( le più moderne tecnologie di conversione dell' energia solare non riescono ad avvicinarsi a questo valore).
Il sistema di regolazione e controllo si identifica con l' uomo ( salinaro).
Si tratta quindi di un sistema complesso e sofisticato, fatto di sensori, di integratori della serie storica dei dati misurati.
I sensori utilizzati per tenere sotto controllo il sistema sono di due tipi adoperati in successione :
1) l' intero apparato sensoriale umano che, sollecitato dalle condizioni metereologiche e dai dati elaborati dal suo cervello e studiati nel loro evolversi temporale, attraverso l' occhio, scruta il colore delle vasche da cui fa scaturire un segnale positivo o negativo che sia;
2) il densimetro che esegue una verifica quantitativa mediante uno strumento che misura la densità della soluzione acquosa contenuta nelle vasche (l' areometro di Baumè).
La verifica quantitativa innesca le azioni di regolazione che tendono a riportare il sistema alle condizioni ottimali di funzionamento per mezzo della regolazione dei flussi d' acqua che attraversano le vasche azionando le saracinesche ed il sistema di pompaggio.
Nel rispetto dunque di questo tecnoecosistema la soluzione costruttiva dell' impianto salinifero varia in funzione dei contesti ambientali nonchè dalla storia sociale di ogni salina e del suo territorio circostante.
Rimane però comune a tutti gli impianti l' articolazione in ordini successivi di vasche di grandezza e profondità variabili in progressione.
Nel complesso delle vasche l' acqua marina subisce graduali aumenti di densità e la funzione dei vari bacini evaporanti è in pratica quella di fare precipitare in momenti chiaramente definibili i sali disciolti nell' acqua marina. Essi precipitano nei successivi ordini di vasche, le quali sono dunque tutte preparatorie a quelle terminali in cui si cristallizza il cloruro di sodio.
Nelle saline Trapanesi si possono individuare 4 ordini di vasche.
Il primo è costituito da una vasca di ampie dimensioni abbastanza profonda, detta " fridda ". Nella fridda l' acqua entra direttamente dal mare, sfruttando il gioco delle maree e azionando opportunamente paratie a tenuta stagna. Alla fridda segue un secondo ordine di vasche, i " vasi " di acqua cruda o "
retrocalda ", dove l' acqua viene pompata facendo ricorso al mulino a vento, essendo il livello superiore a quello del mare.
La convenienza ad installare qui l'aereomotore piuttosto che in corrispondenza dei bacini di prim' ordine, deriva dal fatto che l' acqua da sollevare è già ridotta di un terzo di quella entrata nella fridda per effetto della prima evaporazione.
Accanto al vasu vero e proprio, profondo solitamente 50/70 cm. , è sistemato il vasu cultivo che svolge una funzione rilevante sia per i sali che vi precipitano, sia per il fatto di fungere da riserva di acqua madri, nel caso che questa non venga dispersa in mare e venga riutilizzata come lievito in successive campagne di sale.
Il terzo ordine di vasche è costituito dalle ruffiane dette anche mediatrici.
Il loro nome deriva dalla loro posizione intermedia fra l' ordine preparatorio delle vasche e l' ordine dei bacini che daranno acqua matura per la deposizione del sale.
Sono vasche ancora più ridotte in superficie oltre che in profondità, dal momento che vi viene fatta affluire acqua più densa e più calda che non nelle vasche precedenti.
Segue il quarto ordine di vasche di evaporazione, costituito dalle vasche calde (cauri) che alla fine danno acqua fatta, matura per la deposizione del cloruro di sodio. Sono di numero variabile da salina a salina, progressivamente più piccole e meno profonde. Man mano che l' acqua viene fatta passare dall' una all' altra, deposita i sali di cui si è andata addensando ( solfato di magnesio e di calcio) e diminuisce di volume.
A chiusura dell' ordine delle cauri di recente è stata inserita una vasca servitrice, detta sintina, la quale facilita la regolare distribuzione dell' acqua matura nelle caselle salanti. Ai bacini di evaporazione, in cui si svolgono le fasi preliminari alla produzione del sale, seguono quelli in cui il cloruro di sodio si cristallizza : sono le caselle salanti, dette appunto caseddi.
In passato dovevano essere circa la metà delle cauri in ogni salina ma,dacchè stata aggiunta la sintina,tale rapporto è venuto a cessare.
In ultimo si può affermare che la superficie salante corrisponde ad un sesto o ad un settimo circa della superficie evaporante.
A differenza dei bacini dei primi due ordini, caratterizzati per lo più da contorni e fondo irregolari, le caselle salanti sono quadrilateri regolari la cui ampiezza si aggira intorno ai 1500 mq e la cui profondità non supera i 20 cm. Le caselle sono disposte in una o più file accostate, separate da argini in terra battuta e il loro fondo è piano e attentamente livellato e impermeabilizzato.
Attigue ad esse sono vaste piattaforme larghe dai 10 ai 30 metri dette ariuni dove vi si sistema in cumuli il sale raccolto dalle caselle in attesa della commercializzazione.
Il quadro generale non può ancora dirsi completo se non si accenna brevemente agli aereomotori che fungono da organi di pompaggio del prezioso liquido salmastro. Ogni salina, almeno in passato, prevedeva un mulino a vento con funzioni di frantoio del sale (installato nella casa del salinaro) e un mulino con funzioni di pompaggio dell' acqua sistemato di solito fra il primo ed il secondo ordine di vasche.
Mi sembra opportuno soffermarmi sui mulini e sulle spire d' Archimede perchè costituiscono la parte più macchinistica di tutto il sistema oltre ad essere gli elementi di maggiore attrazione e richiamo del mondo della salina.
I mulini sono delle macchine ecologiche, in quanto sfruttano la forza dei venti per trasformarla in energia meccanica. Sostanzialmente, i mulini che si vedono nelle saline sono di due tipi : il più antico, detto " a stiddra " ( a stella o olandese ) è dotato di grosse pale in legno; l' altro, detto americano, di costruzione più recente è dotato di pale metalliche e da ultimo è andato a sostituire il mulino a stella poichè richiede meno lavoro sia per il funzionamento che per la manutenzione.
Il mulino a stella si compone essenzialmente di due parti : una parte esterna, costituita da una struttura di forma tronco-conica su cui si innesta la cupola con sei pale trapezoidali ed una parte interna, costituita da ingranaggi in legno che permettono la trasformazione dell' energia eolica in energia meccanica.
La parte meccanica, a cominciare dall' alto, si compone di una struttura girevole su cui poggia la cupola che, orientata dal mulinaro nella direzione del vento permette il funzionamento di tutta la macchina.
All' interno una serie complessa di ingranaggi in legno permetterà la rotazione della vite di Archimede o della grossa mola in pietra, secondo l' uso cui è destinato il mulino e rispettivamente o per il pompaggio dell' acqua o per la molitura del sale.
La spira o la vite di Archimede è un' altro di quegli elementi semplici ma complessi nello stesso tempo dove l' operato umano è più visibile che altrove.
Essa è formata da un involucro esterno, avente la forma di due tronchi di cono uniti per la base, realizzati in listelli di legno di polentino sagomati per mezzo dell' infocatura del legno preventivamente messo a bagno in acqua calda.
Il collegamento dei vari listelli si realizza grazie all' incatramatura e al successivo consolidamento tramite
cerchi in ferro. Nella parte interna si trova allocata la vite elicoidale, anch' essa in legno, costituita dall' asse (alma della spira) a sezione circolare in legno di pitch-pine e la vite vera e propria, realizzata con tavolette in legno di polentino ricurvo che si incastrano lungo l' asse.
È opportuno osservare, volendo riprendere l' accostamento fra la salina come macchina del sale, che i mulini costituiscono l' elemento centrale della stessa macchina perchè, è dalla loro azione di sollevamento dell' acqua
dalla fridda al vasu cultivo dipendono tutti i successivi spostamenti per caduta della stessa di vasca in vasca.
I mulini costituiscono anche la parte più macchinistica di tutto l' impianto oltre a quella più spettacolare.
Ma è possibile, oltre che necessaria, una lettura diversa a testimonianza della disponibilità che ha l' intera macchina del sale o meglio l' interosistema salinifero che si sviluppa da Trapani a Marsala, ad assumere valori variabili nel tempo e avere un rapporto di natura diversa del semplice sfruttamento naturale.
Questo rapporto passa attraverso una fase di studi che è stata definita Archeologia Industriale.
Infatti, oggi, ci si trova per tante ragioni a desiderare un rapporto meno distruttivo con il passato, a rivalutare il valore del lavoro umano.
Questa macchina, che è il sistema delle saline del trapanese, diventa una vera provocazione, infatti occorre guardare, più che ad una rassegnata e rassicurante conservazione ad una sfida progettuale moderna.-
Molteplici i problemi di sopravvivenza delle saline che nel contempo, per quanto già detto, costituiscono una componente essenziale e strutturale della storia dei luoghi oltre ad essere ancora un documento importante di produzione e tecnologia.
Il riuso e il recupero archeologico e industriale è complicato perchè è un sistema costituito da innumerevoli materiali molto eterogenei, ma soprattutto perchè questa grande distesa fatta di canali, vasche, mulini, attrezzi in genere, è in un continuo movimento che non può essere interrotto neanche in maniera impercettibile senza che la natura acquitrinosa dei luoghi prenda il sopravvento.
Occorre dunque un progetto fondato su nuovi e delicati equilibri fra il natu rale e l' artificiale, come questo delicato organismo ci insegna, un' industria pulita fatta di aria, di vento, di acqua, una fabbrica bianca che una cultura del lavoro matura dovrebbe saper sostenere.-

Gianvito Mauro
(tratto da "Coltello di Delfo" n. 35/95)

Bibliografia
- La via del Sale ( Centro di documentazione, studi e programmazione A.P.T.
di Trapani);
- Saline di Sicilia ( G. Bufalino - Sellerio Editore Palermo )
- Abitare ( Luglio-Agosto 1993 n.° 320 )
- Centenario Banca del Popolo Trapani ( 1983 )
- Saline del Trapanese ( M. Manuguerra Arti Grafiche Corrao )
- Saline e Salinari ( Amm. Comunale di Marsala )